SPARE TIME

September 2018 – San Francisco (California) snapshots form the IAEG Congress

Running along the Embarcadero in SF

 

 

 

 

 

 

 

NOA in San Francisco!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Serching for zeolites in the desert of Nevada.

Beautiful sunset in San Francisco.


August 2018 – Melbourne (Australia)

View of the Docklands from the 23st floor Winston Apts

 

 

 

 

 

The beaches at the 12 Apostles – Great Ocean Road

 


August 2018 – Running in Melbourne (Australia)

Marco Pasero, Paola Comodi e Alessandro Gualtieri della Podistica Mineralogica. Allenamento collettivo lungo lo Yarra river.

 

 

 

 

 

 

 

 

Victoria Run Frances Park Melbourn – 10K run Aug 19 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ricordo di Sergio Marchionne – 25 luglio 2018

 

 

 

 

 

 

Un modello di vita controcorrente, in un mondo dominato da parole vuote, false polemiche e sgrammaticati messaggi, un inno ai valori “silenziosi” della determinazione, del sacrificio e del lavoro. Mancherai.

Da “Il foglio” – 30 Luglio 2018

La morte di Marchionne, una lezione sul silenzio

Della vicenda dell’ex amministratore delegato di Fca, da un punto di vista comunicativo, colpisce soprattutto il silenzio, che peraltro stride con il clamore e l’overdose comunicativa dei media

di Giovanni Maddalena

Della vicenda Marchionne, da un punto di vista comunicativo, colpisce soprattutto il silenzio, che peraltro stride con il clamore e l’overdose comunicativa dei media. Il silenzio, salvo l’improvviso annuncio del cambio di vertici, è stata la cifra scelta dalla Fca; il silenzio è stato la modalità di rapporto scelto per un intero anno da Marchionne stesso e dal suo clan nei confronti dell’azienda medesima, almeno a quanto azienda e famiglia dicono a posteriori; il silenzio è stato deciso dalla famiglia su esequie o funerale.
Sul silenzio e sulle sue virtù o difetti comunicativi si è scritto molto, ma in questa vicenda ci sono tre piccole note sulle relazioni silenziose che vale la pena considerare.
Innanzi tutto, silenzio e potere. Mentre tutti berciamo sui social, ci scambiamo in continuazione messaggi di ogni sorta e forma, telefoniamo nei luoghi e nei momenti più impensabili rendendo spesso edotti dei perfetti sconosciuti sui fatti nostri più intimi, la grande azienda multinazionale riesce a tenere totalmente occulta la malattia mortale del suo amministratore delegato fino all’istante improvviso della sua sostituzione. Lo stile è in effetti quello dell’Unione Sovietica, dove si poteva passare dal raffreddore alla bara nel giro di poche ore. Solo che all’epoca non c’erano i social e si trattava di una feroce dittatura ideologica. Fca riesce a compiere le medesime mosse nel pieno di una società democratica e della rivoluzione tecnologica comunicativa. Un po’ come con la storia dei figli dei dirigenti di Silicon Valley che vanno alle scuole steineriane dove è vietato l’uso del cellulare, viene in mente che il potere effettivo è consapevole dei pericoli della comunicazione globale molto di più di quanto non lo siano i normali cittadini e, più in generale, che sulla comunicazione oggi si misura il grande divario che permane tra la gente comune e il potere effettivo. La democrazia totalmente trasparente è molto lontana, se non impossibile. Nonostante la retorica dell’apertura e dell’uguaglianza sbandierate da grandi parti della classe dirigente mondiale, esistono anche in piena epoca tecnologica – e forse sempre esisteranno – molte stanze, più o meno segrete, ovattate di silenzio e dove il silenzio è ancora una delle principali tecniche di potere.
La seconda nota è su silenzio e valori. In positivo, si capiscono le ragioni dei silenzi: Fca doveva proteggere i titoli azionari sul mercato; il clan Marchionne (e lui stesso) doveva proteggere ruolo, potere e progetti; la famiglia Marchionne vuole proteggere il proprio amore e il proprio dolore. Con il silenzio ciascuno protegge quanto ha di più caro, i propri valori fondanti, il tesoro più prezioso dove l’animo si accentra. Tanto è vero che l’essere umano è comunicativo per natura, quanto è chiaro che la comunicazione non esclude reticenza e riserbo, che a loro volta diventano comunicativi di quanto si ama. Spesso il nome dell’amata o dell’amato è l’ultima cosa che uno dice, sebbene di quell’amore parli ogni gesto. In fondo, la vicenda Marchionne da questo punto di vista conferma l’antico detto del Vangelo sul non dare le perle ai porci. La perla del valore più caro è l’origine di ogni comunicazione, ma ciascuno in fondo sente che il farne oggetto continuo di comunicazione verbale la svuota. I difetti di usura degli eccessi comunicativi, soprattutto verbali, dovrebbero essere ormai evidenti, ma un’educazione a essi farebbe bene a molti nell’agone pubblico e politico.
Infine, la terza nota riguarda il silenzio vero, quello del cuore. La morte improvvisa, ne hanno scritto tanti, introduce sempre un pensiero segreto e profondo sul senso della vita, su quelle domande ultime che sono la stoffa del dramma dell’esistenza umana. La morte di un uomo potente ed emblematico come Marchionne, però, oltre a questo inevitabile silenzio pieno di domanda, lascia anche un diverso silenzio del cuore. È il silenzio dell’essere privati improvvisamente di un punto di riferimento, non importa se positivo o negativo. I commiati, gli elogi sperticati, le elegie, i discorsi, gli interventi, i servizi giornalistici spropositati – così come gli insulti altrettanto enfatici e fuori luogo – dicono di un’esigenza profonda che senza ammetterlo tutti hanno nel silenzio del cuore: il bisogno che ci siano esseri umani che incarnino degli ideali, per seguirli o per lottarci contro. Contrariamente a quanto diceva Bertolt Brecht, abbiamo bisogno di santi e di eroi. Dopo tutta la storia amara del Novecento e del culto degli uomini forti, dopo milioni di studi sul divismo e sui suoi nessi ambigui con il capitalismo, sappiamo che è un’esigenza pericolosa, ma nel silenzio del cuore, nel silenzio dell’attimo di sgomento per la notizia improvvisa sulla morte di un uomo che dovrebbe essere uguale a quella di tutti gli altri che ogni giorno dolorosamente trapassano, noi sentiamo che quell’esigenza continua a esserci e a tormentarci.


Pillole di running “estremo”…

Monte Cimone, 22 aprile 2018


Consigli per escursioni didattiche/geologiche o geo-running/trekking

(1) la miniera abbandonata di talco del Lamino (Borgotaro, PR)

possibilità di trovare bellissimi campioni di talco compatto, calcite e serpentini vari …

 

(2) la cava abbandonata di pietre verdi Borracciana a Campotrera (Cerezzola, RE)

con bellissime pillow lavas, datolite e tanto altro…

Visita il sito: http://www.cerezzola.it/Riserva%20Campotrera/Riserva%20di%20Campotrera.html

(3) Salse di Puianello(MO)

info: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=1248


Gloria al mio profeta dell’antifede.

S. Hawking (1942-2018) e famiglia.

October 22, 2017 – Running in Central Park

Priceless!!


October 2017

Me, my daughter and a genius. In the hope to get some inspiration…

Madame Tussauds, London, 07/09/17

Crazy spider fiber net


“Un posto sicuro” film documentario sul dramma dell’Eternit di Casale Monferrato. Da vedere!

vedi spezzone del film: https://www.comingsoon.it/film/un-posto-sicuro/52956/video/?vid=22218


Grazie Capitano!

Sono stati 25 anni bellissimi.
Roma, 28 maggio 2017

Quantitative phase analysis using GSAS/EXPGUI

Download the files to run the exercise described in:

A guided training exercise of quantitative phase analysis using EXPGUI
by A. F. Gualtieri

expgui_quant_gualtieri

or go to:

http://www.ccp14.ac.uk/solution/gsas/files/

QPA


Misteriosi geroglifici (elogio al runner)

di Marco Patucci  – Repubblica on-line 22/11/16

Sono come geroglifici di una lingua misteriosa. Numeri e segni visibili solo per chi abbassa lo sguardo sull’asfalto: nei viali alberati di ogni città, nei lungofiume, nei viottoli dei parchi, nelle ciclabili. A qualcuno, passeggiando, sarà capitato di avvistarli, magari si sarà chiesto distrattamente se non fossero gli annunci di futuri lavori, di smantellamenti della strada e di possibili, fastidiosi cantieri. Ma c’è un popolo che conosce bene il significato dei piccoli simboli tracciati con la vernice, sbiaditi dal sole e dalla pioggia, le coordinate di tanti viaggi quotidiani. E’ il popolo dei runner che misura le proprie fatiche con quei numeri e quei segni: i chilometri degli allenamenti “medi” e dei “lunghi”, le centinaia di metri delle “ripetute” e delle salite. Il popolo dei runner che c’è sempre, dovunque. Nelle strade delle città all’alba, prima del dilagare del traffico; nelle pause pranzo di ogni metropoli o la sera quando nelle case si accendono luci e televisori; padrone delle vie e delle piazze la domenica mattina; nell’ombra estiva dei parchi, nel gelo, sotto la pioggia o la neve dell’inverno.

In un mondo che urla e divora tempo e spazio senza fermarsi maiha scritto Massimiliano Boni –  ci siamo noi corridori, piccoli eremiti della vita quotidiana. Ci sistemiamo ai margini – se siamo fortunati un marciapiede o un sentiero sterrato, altrimenti la parte più a destra della via, mentre a sinistra il mondo intero ci supera veloce – e ce ne andiamo per la nostra strada. Siamo all’apparenza umili, ma forse anche orgogliosi, addirittura un po’ presuntuosi. Non ci arrendiamo alle leggi della natura e, anzi, le sfidiamo. Non ci adeguiamo alle regole del vivere comune, e scegliamo altre direzioni“.
I geroglifici dei runner sopravvivono ad ogni modernissima tecnologia, più affidabili di cronometri satellitari, geniali app e smartphone alla moda. I podisti guardano quei segni avvicinarsi più o meno velocemente, li vedono sfilare con la coda dell’occhio, qualche volte li dimenticano nell’enfasi della prestazione. O succede che si confondano per la sovrapposizione di simboli tracciati da mani e in tempi diversi. Più spesso li maledicono, così come maledicono il tempo che non passa mai, ingolfato come le loro gambe. Guardano il cronometro ogni attimo nell’attesa di veder apparire il geroglifico per terra, ma i numeri sono congelati: un secondo sembra un minuto, un minuto un’ora. Lo maledicono, il tempo, ma già sanno che alla fine capovolgeranno tutto: si sentiranno più ricchi di endorfine e di libertà, perché la corsa gli avrà regalato la consapevolezza di quanta vita c’è ancora davanti a loro.

Ripenseranno a quanto è stato lungo un secondo, interminabile un minuto, infinita un’ora e sapranno così che il tempo è una risorsa generosa, che ci sono ancora immensi secondi, ore, giorni, mesi, anni da riempire di esistenza. Ancora tanta strada davanti.

3 croci scandiano 11/16


Dedicato a tutti i miei studenti!

Lift Off

by Donovan Livingston on May 25, 2016 4:40 PM

The remarks of Donovan Livingston, Ed.M.’16, student speaker at HGSE’s 2016 Convocation exercises.
“Education then, beyond all other devices of human origin,
Is a great equalizer of the conditions of men.” ­ Horace Mann, 1848.
At the time of his remarks I couldn’t read ­ couldn’t write.
Any attempt to do so, punishable by death.
For generations we have known of knowledge’s infinite power.
Yet somehow, we’ve never questioned the keeper of the keys ­
The guardians of information.Unfortunately, I’ve seen more dividing and conquering
In this order of operations ­ a heinous miscalculation of reality.
For some, the only difference between a classroom and a plantation is time.
How many times must we be made to feel like quotas ­
Like tokens in coined phrases? ­
“Diversity. Inclusion”
There are days I feel like one, like only ­
A lonely blossom in a briar patch of broken promises.
But I’ve always been a thorn in the side of injustice.Disruptive. Talkative. A distraction.
With a passion that transcends the confines of my consciousness ­
Beyond your curriculum, beyond your standards.
I stand here, a manifestation of love and pain,
With veins pumping revolution.
I am the strange fruit that grew too ripe for the poplar tree.
I am a DREAM Act, Dream Deferred incarnate.
I am a movement ­ an amalgam of memories America would care to forget
My past, alone won’t allow me to sit still.
So my body, like the mind
Cannot be contained.As educators, rather than raising your voices
Over the rustling of our chains,
Take them off. Un-cuff us.
Unencumbered by the lumbering weight
Of poverty and privilege,
Policy and ignorance.I was in the 7th grade, when Ms. Parker told me,
“Donovan, we can put your excess energy to good use!”
And she introduced me to the sound of my own voice.
She gave me a stage. A platform.
She told me that our stories are ladders
That make it easier for us to touch the stars.
So climb and grab them.
Keep climbing. Grab them.
Spill your emotions in the big dipper and pour out your soul.
Light up the world with your luminous allure.To educate requires Galileo-like patience.
Today, when I look my students in the eyes, all I see are constellations.
If you take the time to connect the dots,
You can plot the true shape of their genius ­
Shining in their darkest hour.I look each of my students in the eyes,
And see the same light that aligned Orion’s Belt
And the pyramids of Giza.
I see the same twinkle
That guided Harriet to freedom.
I see them. Beneath their masks and mischief,
Exists an authentic frustration;
An enslavement to your standardized assessments.At the core, none of us were meant to be common.
We were born to be comets,
Darting across space and time ­
Leaving our mark as we crash into everything.
A crater is a reminder that something amazing happened here ­
An indelible impact that shook up the world.
Are we not astronomers ­ looking for the next shooting star?
I teach in hopes of turning content, into rocket ships ­
Tribulations into telescopes,
So a child can see their potential from right where they stand.
An injustice is telling them they are stars
Without acknowledging night that surrounds them.
Injustice is telling them education is the key
While you continue to change the locks.Education is no equalizer ­
Rather, it is the sleep that precedes the American Dream.
So wake up ­ wake up! Lift your voices
Until you’ve patched every hole in a child’s broken sky.
Wake up every child so they know of their celestial potential.
I’ve been a Black hole in the classroom for far too long;
Absorbing everything, without allowing my light escape.
But those days are done. I belong among the stars.
And so do you. And so do they.
Together, we can inspire galaxies of greatness
For generations to come.
No, sky is not the limit. It is only the beginning.
Lift off.

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